………………………………………Episodio 1: Di cosa son fatte le bambine?
La filastrocca
La filastrocca recitata in più punti dell’episodio deriva da:
http://en.wikipedia.org/wiki/What_Are_Little_Boys_Made_Of%3F
Per l’adattamento in italiano Pluschan Fansubs ringrazia sentitamente le Superchicche.
Cibi vari
Diverse pietanze giapponesi non perfettamente traducibili sono state nominate nell’episodio:
Senbei: cibo simile a un cracker di riso, preparato con diversi sapori, sia dolci che salati.
Melonpan: tipico prodotto dolciario da forno giapponese, dall’impasto morbido ma ricoperto da uno strato croccante. Il nome deriva dalla somiglianza estetica con certi meloni, ma originariamente il sapore non aveva nulla in comune, anche se sono arrivati a produrne tipologie dall’effettivo sapore di melone.
Soba: sorta di spaghetti di grano saraceno serviti in brodo caldo. Una variante è chiamata sarashina soba, e da questo si spiega la battuta di Chizuru durante la sua presentazione in classe.
Hannya
Hannya è il nome di una tipica maschera del teatro No, rappresentate una donna iraconda per via della gelosia.
Modello amatoriale
Segnalo più per possibile interesse che reale necessità, quando la sorella di Nitori, Maho, parla dell’attività come modello amatoria usa il termine Dokumo, contrazione di Dokusha Moderu, unione delle parole “Lettore” e “Modello”. Con questo termine si indicano modelli e modelle che non vengono dall’ambito professionale ma si propongono autonomamente come lettori della rivista, indicando quindi come fratello e sorella fossero entrati nell’ambiente durante gli anni delle elementari.
………………………………………Episodio 2: Ti odio, ti odio, ti detesto!
Il “Club di chi va a casa”
Quando Makoto chiede al professore se sia obbligatorio entrare in un qualche club, il professore usa l’espressione 帰宅部, kitakubu, letteralmente “Club di chi ritorna a casa”, una tipica espressione giapponese per indicare chi non si iscrive a nessun club scolastico, quindi trascorrendo il pomeriggio in un luogo diverso dalla scuola.
Perché se la prendono tanto con Chiba?
Mi è stato fatto notare che allo spettatore italiano potrebbe venire da chiedersi come mai ci sia questa intensa questione con timori di bullismo intorno alla mancanza di saluti di Chiba verso una senpai. Senza fare discorsi eccessivi al riguardo, basti sapere che in Giappone il senso della gerarchia è molto avvertito, e la minore o maggiore età di una persona è una cosa presa in considerazione all’interno della conversazione. Anche un singolo anno di differenza può contare, nelle strutture ufficiali, e in una scuola si tende ad avere un atteggiamento di rispetto e cordialità verso i colleghi più anziani: in caso di mancanza di questo, una ripicca non è particolarmente rara. In sostanza, nelle scuole giapponesi si tende ad avere quantomeno una facciata molto garbata XD
………………………………………Episodio 3: Romeo e Giulietta
Il sarashi
Quello di cui parla Sarashina è un capo d’abbigliamento molto legato nella visione popolare al periodo Edo e ai samurai. Si tratta di una fascia da portare legata al petto, e oggi viene associata a personaggi maschili di grandi forza e intensità. In prodotti moderni, non è raro il suo uso da parte di una donna per fasciare e quindi cercare di nascondere il seno.
“Come si spegne?”
Questa innocua frase vista più letteralmente sarebbe tipo “Ma che le è preso, le hanno premuto uno tsubo?”. Perché tanto adattamento? Che diamine voleva dire il personaggio? In sostanza, è un’espressione idiomatica che sembra intendere due cose, ovvero lo svolgersi di qualcosa esattamente come da previsioni oppure l’andare dritti al punto di una conversazione. Non sembra intendere punti deboli in ambito conversativo. Tuttavia, ci resta aperta la meravigliosa opzione della citazione a Hokuto no Ken, dove il noto Toki aveva il simpatico colpo dello tsubo che faceva ridere prima di morire. Sarà questo? Non è chiaro, ma non è impossibile.
Comunque, abbiamo optato per un modo di dire italiano adatto al contesto, dato che l’espressione usata non è usata letteralmente neanche in giapponese, di norma, e cosa voglia venire implicato non è del tutto chiaro.
………………………………………Episodio 4: Ti dono il mio nome
“Questo non è nulla che mi riguardi!”
La frase scritta sul cartello al karaoke è una celebre citazione da kogarashi monjiro, nome di una lunga serie di libri scritti da Sasazawa Saho, particolarmente celebre per un telefilm trasmesso da Fuji TV negli anni 70. Si tratta di una frase tipica del protagonista, e ancora oggi su internet ha una sua presenza, come una sorta di meme.
………………………………………Episodio 5: La fine dell’estate
Sōmen
Tipo di spaghetti giapponesi estremamente sottili, serviti anche freddi e quindi tipicamente estivi.
La nutrice e la balia
Lo scambio di battute in originale tra Sasa e il professore gioca sulla parola 乳母, che può essere letta sia Nyūbo che Uba. I due termini sono quasi-sinonimi che possono essere resi in italiano in modo simile parlando di nutrice, ma c’è una differenza d’uso: dove il primo indica che, al di là dell’allattamento, la donna in questione abbia effettivamente cresciuto il figlio come fosse un genitore, il secondo si concentra solo sull’allattamento. Coincidenzialmente, la stessa distinzione è data in italiano dai termini “nutrice” e “balia”.
………………………………………Episodio 6: Il festival culturale
Cartelli vari
Nel corso dell’episodio il festival culturale offre diversi manifesti invasivi da fare a schermo, ma che possono interessare.
A 4:36 il pollo parla della vendita di yakitori, ovvero pollo alla griglia.
A 4:58 il poster di Maho riporta la stessa scritta di quello precedente a 4:36.
A 5:59 sotto 3-1 si parla della vendita di “baby castella”. Castella è come viene chiama chiamato il pan di spagna, derivando dalla Castiglia. Baby in questo caso indica qualcosa di piccolo e carino.
Da 6:20 in poi abbiamo: “riguardo all’ecologia”, “ingresso”, “sala di ricreazione” e infine “massaggi”.
A 6:54 si promettono dolci.
A 9:59 indicano la via per l’uscita, lo stesso fa il cartello qualche secondo dopo.
A 20:19 si intravede la scritta “cultura”, il bunka di bunkasai, ovvero festival culturale.
Mangiare il kanji di “umano”?
Si tratta di quanto sta facendo il professore a 12:20. Quando si è insicuri, in Giappone c’è questa non so quanto realmente diffusa pratica di tracciarsi sulla mano l’ideogramma 人, persona, e fare finta di inghiottirlo per ritrovare confidenza. Dovrebbero farlo i ragazzi al massimo, ma questo è un docente un po’ apprensivo.
………………………………………Episodio 7: Guance rosee
“Kanabun è un po’…”
Kanabun non è un soprannome molto carino, in quanto è il nome di un tipo di scarabeo, noto in italiano come cetonia –> http://it.wikipedia.org/wiki/Cetonia_aurata
Un saluto a tutto lo staff, volevo innanzitutto ringraziarvi per il vostro lavoro e per aver deciso di sottotitolare Hourou Musuko, anime che volevo vedere da tempo.
Approfitto di questo spazio (e spero di non aver sbagliato sezione) per porgervi una domanda: il mio processore è abbastanza vecchio e purtroppo non riesco a vedere le puntate, perché sono ad alta risoluzione. Per caso avete a disposizione o farete una versione LQ della serie? Oppure conoscete un programma che mi consenta di convertire i file in una versione Xvid?
Grazie in anticipo!
Scusa, non avevo proprio visto il tuo messaggio (ti consiglierei di non scrivere nella pagina delle note, che viene controllata meno delle altre).
Il problema è che fare un divx/xvid non è una procedura così semplice, soprattutto perché i sub non sono impressi nel video, e quindi il tutto richiede una certa dimestichezza.
Non potendo suggerirti un programma singolo ti consiglio di archiviarti la serie e quando è finita vedertela magari con un amico o quando ti cambierai pc.
Mi dispiace.
Ringrazio Paolofast per i complimenti.
Per Rika:
5 minuti di ricerca su Google ti darebbero la risposta, ma questo richiederebbe l’impiego di un paio di neuroni per pensare come formulare la richiesta. Meglio delegare ad altri questa fatica e farsi dare la pappa pronta, vero?
Per lo staff di Pluscan:
Grazie per aver tradotto una serie insolita, che affronta temi che in Italia una microscopica minoranza di imbecilli ritiene non si debba parlare.
Purtroppo questa microscopica minoranza di imbecilli urla tanto e dilaga tanto sui mezzi di comunicazione (senza avere voci contrarie) che appare (appare ma non è) una maggioranza.
Il vostro lavoro dimostra che si può andare oltre l’imbecillità di quei pochi.
Grazie ancora.