Episodio 01: I Super Paladini della Pace
Soroban – Con questo criterio, anche il vecchio della scuola di soroban sarebbe un Building Buil… der…
È la variante giapponese dell’abaco, ed è tremendamente complicata da usare! Tanto da necessitare scuole che insegnino esclusivamente come utilizzarlo.
Anaru – Non chiamarla A-Anaru.
Magari non c’è da spiegarlo visto che la cosa è piuttosto lampante, ma per non lasciare nulla al caso…
Il nomignolo di Anjou è, come anche per gli altri membri dei Super Paladini della Pace, derivato dalla contrazione del suo nome anagrafico (in questo specifico caso Anjou Naruko); la cosa curiosa è che Anaru in giapponese si pronuncia esattamente come l’inglese Anal, il che magari a dei bambini delle elementari non può saltare all’occhio, ma si capisce come un Jinta orami in piena crisi adolescenziale possa trovare la cosa estremamente imbarazzante (e figuriamoci quindi Anjou!).
Manjuu – Volevo che gli portassi dei manjuu.
Il manjuu è un tradizionale dolcetto ripieno giapponese cotto a vapore, a base di farina di grano tenero, farina di riso e zucchero. I ripieni usati possono essere di vario tipo ma il più comune è in genere l’an, una confettura largamente usata dalla pasticceria giapponese (e originaria della Cina) ricavata dalla lavorazione dei fagioli rossi Azuki.
Gap – Il fascino sta tutto nel contrasto!
In realtà Poppo non è che dica proprio contrasto, ma nello specifico usa il termine gap e sottintende un…, un concetto che, beh proprio così semplice da spiegare in effetti non è.
Se da noi si potrebbe parlare a grandi linee di fascino del proibito, della trasgressione, di una situazione cioè che è oltre il limite dettato dal senso comune o anche dalla legge, quando andiamo a contestualizzare, e ad espandere ad altri ambiti la cosa in un contesto poi irrimediabilmente feticista e di stampo otaku, parlare di roba da maniaci appare quantomeno un eufemismo. In gran parte poi, più che nella pura sostanza, a turbare è tortuosità e specializzazione con cui tali elementi vengono di fatto “codificati” dagli appassionati.
La regola generale starebbe nell’accostamento di due o più tratti, siano essi fisici, caratteriali o anche ambientali, in netto contrasto tra di loro, in modo da dare un fascino e un’attrattiva, subito spendibili ad un personaggio anche quando fortemente stereotipato.
Facciamo qualche esempio più esplicativo: un adulto professionalmente affermato che poi nel privato ha atteggiamenti discinti, lassisti o/e infantili, un bambino che si comporta da adulto, un bambino con il fisico di un adulto e/o viceversa, fino all’estremo di trovare adulti che hanno fisico e carattere di bambini, o la regola non scritta che oramai vuole tutte le ragazze denotare caratteri in parte o totalmente infantili… oppure beh, un porno incentrato su casalinghe in lutto.
Se detta così suona come aver scoperto l’acqua calda, allora va tutto bene! E’ qualcosa che è decisamente sempre stata presente negli anime, e a ben vedere non solo in quelli, ma che comincia ora ad essere in qualche modo evidenziata e codificata, anche se poi al solito finisce che le definizioni sono tante quante le persone coinvolte, un po’ come accade per il più omnicomprensivo moé (il gap è una forma di moé, guarda caso), dove le persone che credono di aver capito nello specifico di cosa si parla, sono proprio quelle che c’hanno capito di meno.
Zone – Secret Base (Kimi ga Kureta Mono)
La sigla di chiusura della serie non è in realtà un componimento originale per questa ma la cover di quella che è forse la più famosa canzone delle Zone, quello cioè che è considerato il primo esempio di bandol (una banda musicale composta di Idol) dello show business giapponese. Il pezzo in questione ha avuto altre cover in precedenza, cosa notevole visto che ha appena 10 anni di vita, ma che fa anche capire quanto le Zone abbiano lasciato in un certo senso il segno (e già in Haruhi venivano citate quando le bande al femminile non erano ancora un trend dell’animazione).
Extra – le magliette di Jinta
La maglietta indossata durante il primo episodio riporta scritto 地底人, Chiteijin, letteralmente “Persone che abitano nella profondità della terra”. Si tratta del termine generico da science fiction per parlare di misteriose razze che abitano sotto la crosta terrestre, imperi dei dinosauri e simili. Attualmente si vede spesso tra videogiochi e altra pop culture, non so se voglia essere un riferimento ironico alla sua condizione reclusa, ma non ho visto indicazioni per l’uso in questo senso.
Quella della sigla di apertura ha 西へ東へ, Nishi he, higashi he, in pratica “Verso occidente, verso oriente”. Non riesco davvero a risalire a un senso specifico dell’espressione.
La maglietta verde del secondo episodio riporta 無用心, muyoushin, in pratica “un animo privo di preoccupazioni”, con un’accezione però quasi negativa, una pericolosa mancanza di precauzioni. Può anche indicare qualcosa di pericoloso.
La gialla, sempre nel secondo episodio, riporta くま殺し, kumagoroshi, che significherebbe “uccisione di orsi”. Lo ho sentito ogni tanto usare in riferimento allo stereotipo del tipo che va ad allenarsi in montagna ammazzando orsi. Ho anche visto che è stato il nomignolo di un praticante di karate, ma credo sia inteso in modo più generico. Kumagoroshi è anche una varietà di saké, e dal nome non sembrerebbe proprio qualcosa da bere a cuor leggero!